Vivere a Londra: coinquilini oppure..

Ultimamente ho avuto un po’ di tempo per riflettere su una differenza che ho vissuto sulla mia pelle.

E’ la seconda volta che vengo a vivere a Londra, e forse un po’ per bisogno, un po’ per hobby, è la seconda volta che mi ritrovo a scrivere una specie di diario.
Londra è una giungla, e se non si creano un po’ di difese intorno, ti inghiotte.
Per noi che veniamo dal continente assolato è un po’ un “animale curioso“.


Siamo gente pigra, siamo gente tranquillona e amichevole.
Qui è l’opposto.
E’ veloce, è sempre busy, sembra un formicaio.
Tutti di corsa, tutti indaffarati, sempre.
Cammini e nessuno ti si fila, se stai per morire per terra non è neanche detto che ti soccorrano. Ognuno pensa a se, non c’è il senso di empatia con cui cresci nei paesi caldi.
Ma va bene, il diverso ci piace, #giusto?
Poi il tempo. Tutti a lamentarsi del tempo grigio di Londra, (a parte che regala delle giornate meravigliose) ma poi insomma.. si sà, è Londra!
Se ti ci trasferisci te ne fai una ragione, e apprezzi quando invece ti regala una giornata assolata 🙂
By the way, non sono qui a far morale su chi ama il sole e il mare (attenzione io ne faccio parte! E’ la cosa che manca di più qui in città. Se si cresce sulle rive salate non si può far a meno di desiderare acqua e salsedine), ma a riflettere su due modi completamente differenti di vivere.

Sono tornata a Londra da poco, innamorata di un ragazzo che stento ancora a credere che esista. Sono venuta a vivere nel suo appartamento, lui vive in affitto a Greenwich.
Avevamo iniziato a sentirci che io ero ancora in Italia, e il mondo era diventato orribile e meraviglioso allo stesso tempo. Vedersi ogni 2 settimane per un giorno e mezzo non era entusiasmante, era #straziante.
Per quanto stupendo.
Le cose sono andate inaspettatamente velocissime, e i paletti per iniziare a vivere insieme erano esigui: avere più o meno gli stessi orari di lavoro, sennò sarebbe diventato impossibile.
Quindi ho fatto il mio sacchettino (di nuovo) e sono venuta qui (di nuovo).
A tratti ancora non realizzo dove mi trovo. Forse perché ancora devo trovare il lavoro giusto.

Probabilmente dovrei prima raccontarvi l’esperienza di convivenza con i coinquilini.
Due anni fa venni a vivere a Londra con due delle mie migliori amiche.
Trovammo (o meglio, loro trovarono, perché io le raggiunsi) una camera di forse 2/3 mq, con un letto a una piazza e mezzo e un armadio alto quanto me.
Ah, e un cassettone.
Avevamo mezza finestra di quelle inglesi belle sporgenti (delle case vecchio stile, per intenderci), il bagno del sottoscala aveva solo il cesso e un mini-lavandino.
Al piano di sopra c’era il bagno un po’ più grande, con la vasca.
Il terzo bagno con la doccia non lo vidi prima del mio ultimo giorno in quella casa, era sempre otturato. E lurido.
La cucina era abbastanza ampia, con mobili semi-nuovi e un tavolo lungo con sei sedie intorno.
Il frigo.. va beh, dettagli. Avrebbero dovuto esserci gli scomparti per stanze, ma voi potete ben capire che un frigo e 17 persone non matchano gran che. 

Sì, eravamo 17 in casa.
Ad oggi, ripensandoci, non so come abbiamo potuto vivere così.
Sopravvivenza e adattamento.
Ho sempre detto che chiunque dovrebbe fare un’esperienza del genere, perché si impara ad apprezzare molto quello che si ha, si impara la tolleranza, si impara ad adattarsi.
Oppure si crolla.

Coinquilini. Che strano sottogruppo umano.
Nasce tutto da un odio reciproco e da un’attento studio della persona, per arrivare poi a capire.. che nn ci avevi capito niente.
Bisogna partire dal presupposto che il genere “coinquilino” è un essere umano che parte prevenuto.
Perché si condivide lo stesso territorio.
Quando il lupo invade il territorio di un altro lupo (sia esso in branco o solitario), non viene accettato a code oscillanti, ma messo alla prova.
Per vedere se è compatibile col resto del branco.
Bene o male quando arrivi a Londra, in una casa condivisa, entri in un territorio con un branco già presente, e che tu lo voglia o no, il branco deve accettarti.
Sennò iniziano gli sfregi.
Piatti sporchi, sempre.
Roba tolta dalla lavatrice e messa, bagnata, in una busta. Così la devi rifare perché puzza. (Ahimè, quando ritrovai i vestiti bagnati in un sacchetto e non nell’asciugatrice accanto, che dicocosadiavoloticosta buttarli li dentro e non in un sacchetto, anche lì sbroccai male).
Sparizioni di cibo.
Sparizioni di sigarette.
Dispettucci, volti al solo fine di infastidire il nuovo coinquilino.
E ci riescono. #Perfettamente.
..ed è faticoso mantenere la calma. Infatti non la mantieni.
Io almeno.
Io sbrocco. Non esistono cose del genere. Si chiama mancanza di rispetto e totale deficienza.
E non ho problemi a dirlo per tutta casa urlando e sbattendo porte.
Non ho problemi a buttare tutte le stoviglie per terra, dopo la dodicesima volta che si dice che le pastiglie per la lavastoviglie non ci sono e i coinquilini continuano a mettere piatti sporchi in lavastoviglie.
Perché.
Cosa c’è che non capisci? Dimmelo, provo a spiegartelo meglio.
Prendi quel piatto e quel detersivo e lava. Non tutto, chi te lo chiede, ma almeno la roba che sporchi! e dai una pulita alla cucina dopo averla usata!
No. Chiedi troppo. Chiedi davvero troppo.

Finché poi non scatta quella cosa che non sai cosa è.
Desiderio di tregua, forse, mancanza della famiglia, del proprio branco. Desiderio di accettazione, voglia di dare affetto.
O forse semplicemente la stanchezza. O forse c’è che quei 16 stronzi sono davvero le persone che vedi sempre alla fine della giornata, quando torni dal lavoro e hai bisogno di parlare con qualcuno, o hai bisogno solo della presenza umana. 
Non trovi una casa vuota.
Quando hai dentro un mostro che urla, perché capita, è un coinquilino che trovi.
E a dispetto di ciò che pensavi, sarà disponibile ad ascoltarti.
Li trovi lì, a condividere i tuoi sentimenti. E i loro.
E nonostante tutti gli screzi che ci possono essere, dalle stoviglie alla lavatrice, sono lì.
I coinquilini sono delle bestie strane.
Devi imparare ad adattarti alla vita degli altri, se non vuoi soccombere.
Poi ci sono le esagerazioni, e va bene, lo sappiamo.
Di tutto c’è un estremo e l’altro.
In casa nostra non c’erano regole. 
Non interessava se il latte era il tuo o di qualcun altro, era latte.
Se gli mancava, lo usavano.
Così come il resto delle cose nel frigo. Imparammo presto a fare la spesa giornalmente e a tenerci i beni primari (tipo l’olio, il sacro olio, il sale, lo zuccherò, il caffè) in camera (tanto c’era molto spazio ahahahahah).
Effettivamente è stata una lotta continua, ma è stato divertente.
#Cioè.
E alla fine, volente o nolente, sei parte del branco e ti ritrovi a cucinare i pancake per tutti..
Alla fine sono loro il tuo sostegno.
La tua famiglia sgangherata.

Oggi, in un moderno flat di Greenwich..
..è un’esperienza totalmente fuori da quella che poteva essere la Londra che ho vissuto due anni fa.
Avere una casa a disposizione, piuttosto che una stanza e una cucina comune.
Avere il bagno come lo lasci, pulito.
Avere la cucina a disposizione sempre, e tornare da lavoro e trovare i piatti o le pentole per cucinare. Trovare tutto come lo hai lasciato. 
Trovare i pasti in frigo.
Poter lasciare l’olio nell’armadietto.
Poter avere tante spezie. Poter avere spazio.
Avere un divano e potercisi sedere, e non una sala comune o un tavolo con 6 sedie sempre occupate e doversi ritrovare a mangiare in piedi. 
Avere una tranquillità ad ogni ora del giorno e della notte, senza persone che ridono o passano o rientrano da lavoro a orari improbabili.
Cambiano le esigenze, si cresce.

Avere l’amore della tua vita che torna dal suo primo giorno di lavoro a #Twitter e fargli trovare tutto pulito e profumato
E fargli trovare serenità e armonia.
E soddisfazione per gli obiettivi che ha raggiunto nella sua vita.
Perché quando ami qualcuno i suoi traguardi sono anche un po’ tuoi. Li vivi, li senti.
Quando il tuo amore inizia il lavoro che ha sempre sognato, il lavoro per il quale ha combattuto e per il quale ha fatto sacrifici, quando il tuo amore diventa Senior Software Engineer per il secondo social network al mondo.. Quando Twitter sceglie lui.. il cuore si colma di energia e di luce e gli occhi di lacrime. E sei così orgogliosa. E sei così Felice.
Fargli trovare la gioia di rivederlo dopo una giornata intera.
E’ la felicità.
Perché è la persona che hai scelto per passarci la vita insieme.
E’ la persona che ti sostiene, è la persona che sostieni.
E’ la tua famiglia.

L’esperienza che può essere vivere con i coinquilini è qualcosa che, se sai gestirlo, ti arricchisce.
..Vivere con il tuo fidanzato, bé.. è vivere.

#passoechiudo

A.

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s