Un fiore chiamato..

La vita è un brivido che vola via, dice un folle di nostra conoscenza.
Mi ci ha fatto riflettere un signore che si è seduto vicino a me sul bus.
Odorava di naftalina e leggermente di pipì, un po’ come quando i panni si asciugano male o prendono umidità.
Era un signore elegante, in giacca e camicia, col bastone e i baffi bianchi.
Mi sono chiesta chi fosse a prendersi cura di lui, se una moglie o un figlio o semplicemente sé stesso.
Mi sono chiesta quanto diventi difficile pensare a tutto.

Noi ci svegliamo, facciamo le cose che dobbiamo fare, andiamo a lavoro.
C’è chi si concede la palestra, o un’attività per scaricare un po’ la tensione, e poi torniamo a casa.
A volte andiamo a cena fuori, a volte usciamo con amici, a volte non abbiamo proprio voglia di far niente e ce ne rimaniamo propriosuldivano, con la classica copertina e un bel film.
O serie TV insomma, comepreferite.
E così passano le giornate, i temporali, i venti.
Cambiano le stagioni, passano gli anni.
E ce ne rendiamo conto perché Facebook ci ricorda quel che eravamo qualche anno fa.
Quel che facevamo qualche anno fa.
Ma effettivamente nn ci rendiamo mai conto di come il tempo scorre durante la nostra vita.
Siamo spesso insoddisfatti, spesso viene da chiederci cosa dovremmo fare per fare qualcosa di diverso. Ma altrettanto spesso qualunque cosa facciamo non è mai abbastanza.

Il senso di insoddisfazione è una brutta bestia, arriva nel momento in cui ci rendiamo conto di come tutto ci scivoli tra le mani come sabbia, e vorremmo fare qualcosa per poter rendere quel momento importante, ma allo stesso tempo nn abbiamo mai nulla da fare.
Ma è realmente così?
Oppure forse abbiamo delle aspettative troppo alte rispetto a quello che è la vita?
Magari troviamo tristi le persone che vanno al pub o che stanno sempre in giro, (ma poi in giro dove?) o magari piacerebbe anche a noi andarci.
E non ci andiamo.
.. ma andare dove?!
Cioè scorriamo Facebook e vediamo tutti che fanno di tutto, gente in giro, gente felice.
E noi vediamo quei momenti da una fotografia.
Come è arrivato ad avere quel momento quello persona?

Semplicemente lasciandosi trasportare dalla vita.

A volte abbiamo il terrore di lasciar fare alla vita e di lasciarle le redini del nostro futuro.
Eppure dovremmo lavorare su noi stessi e sul conoscere il nostro Io e il nostro Essere, perché solo in quel momento scopriremo la bellezza del lasciarsi trasportare.
O più semplicemente essere meno cauti.
Avere fede.
Quando l’imprevisto non sarà più causa di “perdita di controllo”.
Quando la nostra Anima sarà libera di volare nei cieli alti dell’Ignoto.
Spesso nell’ignoto scopriamo la più grande fonte di felicità.
Perché vuol dire essersi abbandonati alla fede.
Serendipity! “Fortunato incidente”.

“Il Destino ci invia dei piccoli segnali e dalla nostra capacità di leggerli deriva la nostra felicità.” cit.

Non necessariamente la fede è in Dio, o in una religione.
La fede è qualcosa di trascendentale, e non è certezza. Non puoi valutarla in percentuale o in numeri o in sicurezze.
È un po’ come lanciarsi col paracadute, #penso.
Non ci rendiamo conto di come arrivino in fretta gli anni che avevamo idealizzato “quando eravamo piccoli”.

Ci facciamo dei sogni e delle aspettative e ci ritroviamo grandi e con delle responsabilità primancoradiquantoavremmomaimmaginato.
E ti trovi a dover scegliere.
Sempre.
Scegliere.
Scegliere cosa fare per cena, come vestirti la mattina, scegliere il lavoro giusto, scegliere casa e scegliere il letto, che va cambiato. Scegliere come approcciare alla vita (anche se dipende molto dal nostro modo di essere), scegliere le lenZuola. Scegliere dove andare in vacanza, scegliere cosa mettere in valigia.
E nella valigia che ci porteremo dietro durante la nostra vita.
Un bagaglio di ricordi e lezioni.
Un bagaglio di affetti, di reazioni, di insegnamenti.
Non ci soffermiamo neanche a pensare come, effettivamente, queste cose si riflettano sulla nostra vita.
Ma tutti i giorni il nostro inconscio risveglia qualcosa.
Ed è quel tesoro sepolto che aiuterà lo scorrere della giornata.
Il punto è che ci ritroveremo vecchietti e neanche ce ne accorgeremo.
Ci ritroveremo ad odorare di naftalina e non lo sentiremo.
Oppure sì. Ma non potremo farci più di tanto.
Ci ritroveremo con i figli che se ne vanno in un’altra parte del mondo e potremo solo lasciarli andare e sperare che siano felici.
Sperare che non rincorrano obiettivi aspettando di essere felici.
Provare a insegnarglielo.

La solfa e questo poema perché.. perché viviamo nella società tecnologica dove tutto va più veloce di noi.
E spendiamo così tante ore davanti a computer telefoni e videogiochi che la vita ha perso il senso spirituale.
Sarò noiosa magari, ma il centro del discorso è proprio questo: chi dimentica la propria spiritualità è destinato ad essere infelice.
La spiritualità è un fiore bellissimo sulla finestra della nostra visione del mondo.
Ma se non lo curiamo e lo dimentichiamo li, la vista avrà un aspetto triste.
Perché i fiori morti o appassiti nn piacciono a nessuno.
Eppure basta così poco per prendere un bicchiere d’acqua e annaffiarlo!
Basta attivare i ricettori giusti, e lasciar andare tutto quello che non risuona con noi.

Penso che la vecchiaia spaventi tutti.
Il segreto per affrontarla bene è.. Vivere.

#passoechiudo

A.

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